CRISI ALITALIA, ILVA E PIOMBINO FIGLIE DELLA STESSA LOGICA: L’UNICA SOLUZIONE È LA NAZIONALIZZAZIONE

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Rispetto per i lavoratori Alitalia, che hanno avuto il coraggio di non cedere a quello che qualcuno ha definito referendum ma che in Italia da qualche anno è sinonimo di ricatto (vedi il cosiddetto referendum Fiat). Pur essendo i tre sindacati confederali CGIL CISL UIL apertamente a favore della sigla dell’intesa-ricatto così come il premier Gentiloni e i due ministri Poletti e Del Rio, i lavoratori Alitalia pur sapendo che avrebbero avuto contro tutto il sistema capitalistico-bancario e l’informazione spazzatura, hanno detto chiaramente che

“LA DIGNITÀ DEI LAVORATORI NON È RICATTABILE”

Le infinite omelie contro il Pubblico spendaccione e incapace, inefficiente e fallimentare cantate a reti unificate dai menestrelli dell’ultraliberismo e delle privatizzazioni costi quel che costi, rivelano qui tutta la loro inconsistenza: Alitalia, Ilva e Piombino ci mostrano che il privato è capace di fare molto peggio e che, di conseguenza, la privatizzazione non è la soluzione. Cosa vuol dire privatizzare? Vuol dire tagliare posti di lavoro, ridurre i salari, ridurre i diritti di chi faticosamente non arriva a fine mese, il tutto in nome del “salvataggio” delle imprese strategiche che poi sono tali a giorni e anni e lustri alterni, come dimostra la storia di Alitalia, in nome della cui strategicità e italianità Silvio Berlusconi ha costruito una campagna elettorale.

DI STRATEGICO IN QUESTO PAESE CI SONO SOLO I LAVORATORI
CHE NON SONO IL BANCOMAT DEL CAPITALISMO

Ora tutti a scandalizzarsi per il NO dei lavoratori al referendum Alitalia, dimenticando che il costo del lavoro in Alitalia incide solo per un sesto del totale e che i livelli retributivi non sono mai stati così bassi non solo nella storia della compagnia, ma anche nel panorama delle maggiori aziende mondiali del trasporto aereo. Nessuno in compenso si è mai scandalizzato quando manager incapaci e rapaci, etichettati di volta in volta come capitani coraggiosi, uomini della provvidenza o cavalieri bianchi, hanno dissipato allegramente il patrimonio industriale italiano.

Oggi Gentiloni Poletti e Del Rio si affannano a spiegarci in coro che “non si può nazionalizzare”, dimenticando che si tratta di uno strumento previsto dalla carta fondamentale della Repubblica Italiana, la Costituzione. E allora abbiamo una domanda per gli ondivaghi rappresentanti del governo: “Perché le aziende strategiche non si possono nazionalizzare ma i debiti prodotti dalle banche che bruciano miliardi di euro sì? Tutti pronti a sostenere che nazionalizzare Alitalia Ilva o Piombino non si può, ma nessuno ricorda che per la sola Montepaschi di Siena sono stati spesi 20 miliardi dei nostri soldi in una nottata”.

COSA CAMBIERÀ IN ILVA CON IL PRIVATO?

Che si chiami Mittal o Jìndal poco importa, la musica sarà la stessa: tagli e sacrifici in nome di un rilancio che con il privato non avverrà mai. E di questo si può stare certi! Il sistema capitalistico e neoliberista prevede che i lavoratori paghino il conto dei danni fatti dai privati. Da questo punto di vista Ilva è emblematica: la famiglia Riva si è arricchita sfruttando i lavoratori, schiavizzando un territorio, violentando la salute delle persone e distruggendo l’ambiente e secondo lo schema tanto caro a governanti, sedicenti imprenditori e loro aedi, devono essere i lavoratori a pagarne le conseguenze! È paradossale che lo schema del governo preveda la cessione ad altri gruppi privati e su questo ci poniamo una domanda: “Se Mittal o Jìndall dovranno scegliere tra fare profitti o tutelare la salute e i diritti dei lavoratori e cittadini, cosa sceglieranno?” Noi non abbiamo dubbi cari colleghi!
USB C’È!

USB Lavoro Privato – Coordinamento provinciale Taranto